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Successione ereditaria

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Lo Studio Cortorillo offre un servizio completo, a prezzi competitivi, per svolgere tutte le incombenze relative alla successione ereditaria, sia sotto il profilo amministrativo che fiscale.
COSA SI INTENDE PER SUCCESSIONE EREDITARIA
La successione ereditaria è un istituto giuridico dell'ordinamento italiano che si verifica quando un patrimonio o comunque un insieme di beni e/o diritti sia rimasto privo di titolare per effetto della sua morte.
La morte di una persona di per sé comporta la "successione ereditaria", ma per parlare di "devoluzione ereditaria" ovvero trasmissione del patrimonio intestato al de cuius, è necessaria anche l'accettazione da parte dei chiamati all'eredità (solo il legatario non deve accettare il bene ricevuto in eredità).
La devoluzione può essere di due tipi: testamentaria o legale. La devoluzione legale comprende sia la successione legittima, sia la successione necessaria.
Si ha successione legittima nel caso in cui:
  • il defunto (de cuius) non abbia fatto testamento;
  • pur avendo fatto testamento non abbia disposto della quota di legittima.
Si ha invece successione necessaria quando:
  • il de cuius pur avendo fatto testamento ha escluso uno o più legittimari;
  • in vita erano state effettuate donazioni tali da pregiudicare i diritti dei futuri eredi.
Il testatore non può liberamente disporre di tutti i suoi beni, ma solo di una quota disponibile; la quota di riserva (o legittimaria) spetterà ai relativi soggetti titolari (es. i figli e coniuge).
È necessario che le persone chiamate all'eredità abbiano la capacità di succedere e che non siano indegne. I casi di indegnità sono riconducibili ad attentati alla persona fisica del testatore, attentati alla sua integrità morale ed alla libertà di testare, e vengono tassativamente elencati dall'art. 463 del codice civile.
Sono capaci di succedere sia le persone fisiche che le persone giuridiche (associazioni, fondazioni, società, enti, riconosciuti o non riconosciuti).
APERTURA DELLA SUCCESSIONE
Il passaggio dei beni agli eredi avviene a tutti gli effetti al momento di apertura della successione. A prescindere da qualunque atto formale, da quella data gli eredi subentrano in tutti i diritti, le proprietà, i crediti e i debiti del defunto, con tutti gli obblighi che ne conseguono.
La successione si apre per legge (art. 456 cod.civ.) al momento della morte e nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto. Con l’apertura della successione viene individuato il momento preciso a cui far risalire gli effetti della trasmissione dei diritti ereditari e il momento dal quale decorrono i termini per l’espletamento delle varie formalità previste dalla normativa a partire da quelle di carattere fiscale.
La data di morte è quella risultante dall'atto di morte iscritto nei registri dello stato civile, nel caso in cui non vi sia stata la trascrizione può essere utilizzato qualunque mezzo per darne prova.
ACCETTAZIONE DELL'EREDITA'
L'eredità si acquista formalmente con l'accettazione, che è un atto unilaterale con cui il chiamato all'eredità esprime la volontà di divenire erede a titolo universale. A differenza di questa vi è il "legato", ovvero un tipo di successione a titolo particolare con cui per testamento si acquistano singoli beni staccati dall'eredità complessiva, che si acquista senza accettazione. Con la successione un soggetto che accetta l'eredità risponde illimitatamente anche dei debiti del defunto; per evitare ciò la legge mette a disposizione l'accettazione con "beneficio d'inventario": questo istituto è un'eccezione alla regola per permettere di tenere divisi il patrimonio del defunto da quello dell'erede, sino all'estinzione degli eventuali debiti ereditari. Però, se l'erede è un minore oppure un incapace questo è l'unico modo per acquisire l'eredità. In tali ipotesi l’accettazione necessita di un’apposita autorizzazione del Giudice tutelare. Il beneficio di inventario è richiesto anche nel caso in cui l’eredità sia devoluta a persone giuridiche (ma non alle società e nemmeno allo Stato), associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti.
L’accettazione può essere "espressa" (art. 475 cod. civ.) oppure "tacita" (art. 476 cod. civ.).
L’accettazione espressa dell’eredità è una dichiarazione formale resa in un atto pubblico innanzi ad un Pubblico Ufficiale (notaio o cancelliere del Tribunale) oppure tramite una scrittura privata autenticata a cura dell’erede.
L’accettazione si definisce tacita quando, in mancanza di un atto formale, il chiamato all’eredità compia uno o più atti che presuppongono la sua volontà di accettare, e che non avrebbe il diritto di farlo se non nella qualità di erede. Affinché ci sia "accettazione tacita" il chiamato all'eredità deve compiere l’atto volontariamente e con la consapevolezza che tale atto incide sui beni dell’asse ereditario.
L’eredità è considerata un’universalità di diritto e, pertanto, non può essere separata mediante accettazione parziale. L’accettazione parziale (sia essa espressa che tacita), sottoposta a termine o a condizione, è nulla. Pertanto non può essere sottoposta a condizione, ad esempio “accetto l’eredità a condizione che prima Tizio mi venda la sua casa”; non può essere vincolata ad un termine, ad esempio “accetto l’eredità soltanto fino alla data XY”; non può aversi un’accettazione parziale, ad esempio “accetto l’eredità limitatamente alla casa delle vacanze”.
L’accettazione dell’eredità ha un effetto retroattivo (art. 459 cod. civ.): ciò significa che gli effetti dell’accettazione retroagiscono al momento della morte del defunto, ossia all’apertura della successione.
Secondo l’art. 480 del codice civile il diritto di accettare l'eredità si prescrive in dieci anni dal giorno della morte del defunto; pertanto decorsi 10 anni si perde il diritto di accettare (in modo espresso o tacito) e si perde ogni diritto sull'asse ereditario, che si devolve secondo le regole stabilite per legge. Tuttavia il termine può essere abbreviato in due modi: può essere lo stesso defunto, nel testamento, a prevedere un breve termine di decadenza per l’accettazione dell’eredità da parte dell’erede; chiunque vi ha interesse (ad esempio un creditore del chiamato all'eredità) può chiedere al Tribunale del luogo ove si è aperta la successione che sia fissato un termine entro il quale il chiamato dichiari se accetta o rinunzia all'eredità (azione c.d. “interrogatoria”). Trascorso questo termine senza che abbia fatto la dichiarazione, il chiamato perde il diritto di accettare l’eredità (art. 481 cod. civ.).
In conclusione per l’accettazione dell’eredità è previsto un termine di 10 anni. Entro lo stesso termine è prevista la possibilità di rinunciare, a patto di non essere in possesso dei beni del defunto. Se invece si è in possesso dei beni, ad esempio perché si abita in casa del defunto, poter effettuare la rinuncia è previsto il termine massimo di tre mesi dall’apertura della successione. Finché non c’è accettazione tecnicamente gli interessati alla successione sono semplicemente “chiamati all’eredità”: a seguito dell’accettazione il chiamato all’eredità diventa erede puro e semplice, e quindi subentra per intero, o proporzionalmente alla sua quota ove vi siano altri eredi, nei diritti del defunto, e dovrà rispondere con il proprio patrimonio anche degli eventuali debiti ereditari, con effetto dal momento in cui si è aperta la successione.
DIRITTI TRASMISSIBILI
I diritti trasmessi dal de cuius riguardano quelli di proprietà compresi alcuni diritti reali, e gli eredi subentrano sia nel patrimonio attivo che passivo del de cuius. Non sono trasmissibili le obbligazioni di carattere strettamente personale. Non possono essere trasferiti diritti quali "l'uso", "l'usufrutto" e il "diritto di abitazione", poichè sono legati alla vita del titolare e si estinguono con la sua morte. Per quanto riguarda "l'usfrutto" esiste una particolare fattispecie che può trasmettersi per eredità: quando l'usufrutto sia stato oggetto di cessione o trasferimento tra vivi. In questo caso il primo usufruttuario (cedente) può trasferire il suo diritto ad un' altra persona (cessionario). Nel caso di morte del cessionario l'usufrutto potrà essere oggetto di successione con trasferimento agli eredi, soltanto sino alla morte del primo usufruttuario (cedente).
Per il "diritto di abitazione" particolare attenzione è riservata alla casa di residenza dei coniugi, dei partner dell’unione civile, ma anche delle coppie di fatto. All’abitazione che ha rappresentato il domicilio comune nel corso della vita di coppia, è infatti riservato un trattamento ad hoc al di là delle regole della successione, e che riguarda anche chi dovesse rinunciare all’eredità. L’art. 540 del codice civile stabilisce che sono riservati “i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni”. pertanto, si tratta di un diritto che si può esercitare anche in caso di rinuncia all’eredità, poichè è considerato un diritto prelegato oltre la quota di riserva, e non un semplice diritto che deve essere attribuito solo in sede di divisione ereditaria. In sostanza il superstite della coppia diviene titolare del diritto reale di abitazione della casa adibita a residenza familiare non a titolo successorio derivativo, bensì a titolo costitutivo, fondato sulla qualità di membro della coppia che prescinde dai diritti successori. Il diritto può perciò essere mantenuto anche in caso di rinuncia all’eredità.
Il diritto di abitazione non si perde, nel caso di coniugi e partner delle unioni civili, se il titolare decide di lasciare temporaneamente l’appartamento, senza però darlo in locazione dato che questo cessa per legge (art. 1014 codice civile) solo dopo 20 anni continuativi di mancato utilizzo. Per le coppie di fatto che hanno firmato i patti di convivenza previsti dalla legge n. 76/2016, non si prevede, invece, il diritto di abitazione vita natural durante ma, in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa abitazione per due anni o per un periodo pari alla convivenza, se superiore a due anni, e comunque non oltre i cinque anni.
Se ci sono anche figli minori o figli disabili del convivente superstite, il diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza è previsto per un periodo non inferiore a tre anni. Questo diritto si perde nel caso in cui il convivente superstite cessi di abitare stabilmente nella casa di comune residenza, oppure in caso di nuovo matrimonio, unione civile o di nuova convivenza di fatto.
Il diritto di abitazione cessa, in ogni caso,  se l’immobile viene dato in locazione ai sensi dell’art. 1024 del codice civile che recita testualmente “i diritti di uso e di abitazione non si possono cedere o dare in locazione ”. In sostanza, nel caso di cessione o locazione si perde il diritto di abitazione e, quindi, in presenza di altri eredi il coniuge non sarà più l’unico soggetto tenuto a pagare le imposte sul canone incassato, né tantomeno avrà il diritto di incassare il canone per intero, ma occorrerà ripartire reddito e imposte pro quota tra tutti i proprietari.
DIVISIONE DELL'EREDITA'
Per parlare di divisione dell'eredità è necessario comprendere in cosa consiste l'asse ereditario, chi sono gli eredi, e soprattutto essere in grado di calcolare l'ammontare del patrimonio da dividere tra gli eredi che ne hanno diritto. Infatti la situazione potrebbe essere molto complessa a seconda se esiste o meno un testamento. Da ciò si deduce immediatamente che è necessario farsi assistere da un professionista per valutare l'asse ereditario (c.d. massa ereditaria), cioé l'ammontare delle attività e delle passività patrimoniali che formano l'oggetto della successione, ed individuare correttamente le spettanze per ciascun erede.
Il testamento può essere redatto direttamente davanti ad un notaio e in questo caso, solitamente, non esistono particolari problemi, oppure potrebbe essere un testamento olografo (quello scritto di proprio pugno dal testatore), sul quale bisogna porre particolare attenzione in quanto potrebbe essere soggetto ad errori formali e/o esposizione del testatore poco chiara, causando problemi di interpretazione o addirittura essere considerato nullo. Infatti il testatore non può disporre liberamente del proprio patrimonio nel caso in cui siano presenti soggetti a cui sia riservata dalla legge una quota di eredità. All'atto di dividere il patrominio ereditario la legge prevede che alcuni soggetti abbiano una particolare tutela, cioè che agli stessi sia riservata, comunque, una quota dell'eredità anche contro un'eventuale volontà del defunto espressa per testamento. Questi soggetti sono: il coniuge anche separato purché senza colpa, fino a quando non intervenga sentenza di divorzio, a prescindere dal regime di comunione o di separazione dei beni; i figli, che sono considerati allo stesso modo sia che siano legittimi, legittimati, adottivi o naturali;  i genitori (soltanto in mancanza di coniuge e figli). In caso di concorso tra i soggetti sopra indicati, la legge determina la quota di eredità riservata a ciascuno. Per calcolare la quota di patrimonio ereditario spettante a ciascun soggetto tutelato occorre comunque tenere conto anche di eventuali donazioni effettuate in precedenza. In pratica, al valore dei beni lasciati per testamento occorre dapprima detrarre la somma complessiva degli eventuali debiti esistenti, quindi aggiungere il valore di tutte le eventuali donazioni, e poi sulla somma risultante da tali operazioni, calcolare quanto spetta a ciascun soggetto tutelato.
In assenza di disposizioni testamentarie la legge stabilisce chi subentra al patrimonio lasciato dal de cuius, e le quote spettanti a ciascun soggetto variano secondo i singoli casi concreti di concorso tra successori. Norme particolari sono previste, poi, per ipotesi specifiche.
Nel nostro ordinamento la disciplina della successione legittima si fonda sul presupposto che tra le parti vi sia un vincolo di consanguineità, ed opera il c.d. “principio del grado”: il parente di grado più prossimo esclude tutti gli altri parenti. La parentela si definisce come “il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite" (art. 74 cod. civ.): lo “stipite” è l’antenato comune a più persone.
La legge distingue fra linee e gradi di parentela: le linee identificano la discendenza dei soggetti nella famiglia, mentre i gradi esprimono l’intensità del vincolo. La parentela termina con il 6° grado.
Nella successione legittima la quota a favore del parente dipende, quindi, dalla presenza o meno di altri parenti di pari grado: se non ci sono altri parenti di pari grado, al parente in questione spetta l’intera eredità del defunto, mentre se ci sono più parenti di pari grado, l’eredità viene suddivisa fra di essi in parti uguali. Pertanto sono esclusi dall'eredità legittima i vincoli di mera affinità di qualunque grado (es. cognati, genero, nuora, suoceri, ecc.). Inoltre, bisogna considerare anche il diritto di rappresentazione (art. 467-469 cod. civ.), secondo il quale i figli subentrano al genitore che non può (per morte ovvero per esclusione a causa di indegnità) o non vuole (per rinunzia) succedere.
Se il defunto muore senza lasciare testamento e senza successibili (coniuge, figli, genitori, fratelli o altri parenti entro il 6° grado), l’eredità viene devoluta allo Stato. In questo caso l’acquisto dell’eredità è automatico e non è necessaria alcuna accettazione: lo Stato non può rinunciare.
I gradi di parentela sono i seguenti.
  • 1° grado: genitore - figlio;
  • 2° grado: nonno - nipote (figlio di figlio) - fratello - sorella;
  • 3° grado: zio - nipote (figlio di fratello - sorella);
  • 4° grado: cugino di 1° grado (figlio di zio);
  • 5° grado: cugino di 2° grado (figlio di cugino di 1° grado);
  • 6° grado: figlio di cugino di 2°grado.
Quindi, i parenti che possono ereditare in caso di successione legittima (in mancanza di testamento) sono: coniuge; figli, fratelli e sorelle (in assenza di figli), ascendenti (in assenza di figli), altri parenti entro il 6° grado (se unici eredi).
Di seguito riportiamo una panoramica sulle varie fattispecie di eredi e quote di spettanza che si possono presentare durante una successione.
  • Solo coniuge (senza figli, discendenti, genitori o altri ascendenti, fratelli, sorelle del de cuius): l'eredità si devolve interamente al coniuge superstite.
  • Coniuge e un figlio (legittimo, naturale, legittimato o adottivo): l'eredità si devolve tra coniuge e figlio in parti uguali. Al coniuge viene riconosciuto anche il diritto di abitazione nella casa familiare.
  • Coniuge e due figli: l'eredità spetta per 1/3 al coniuge, 1/3 al primo figlio e 1/3 al secondo figlio. Al coniuge viene riconosciuto anche il diritto di abitazione nella casa familiare.
  • Coniuge e tre o più figli: l'eredità spetta per 1/3 al coniuge e 2/3 si dividono in parti uguali tra i figli.
  • Figlio (in mancanza di coniuge del de cuius): l'eredità si devolve interamente al figlio.
  • Due figli (in mancanza di coniuge del de cuius): l'eredità si divide in parti uguali tra i figli.
  • Tre o più figli (in mancanza di coniuge del de cuius): l' eredità si divide in parti uguali tra tutti i figli.
  • Coniuge, fratelli o sorelle (in assenza di figli e di ascendenti del de cuius ): 2/3 dell'eredità spettano al coniuge, mentre 1/3 si divide tra le sorelle e fratelli germani. Se vi sono anche fratelli e sorelle unilaterali, a questi si devolve la metà della quota di quella spettante ai fratelli germani (i fratelli germani sono coloro che discendono da stesso padre e stessa madre, mentre quelli unilaterali sono coloro che hanno in comune un solo genitore). Al coniuge viene riconosciuto anche il diritto di abitazione nella casa familiare.
  • Coniuge e un nipote (figlio di fratello o sorella premorti): 2/3 spettano al coniuge e 1/3 al nipote (nel caso in cui i nipoti siano più di uno 1/3 si divide tra tutti i nipoti). Al coniuge viene riconosciuto anche il diritto di abitazione nella casa familiare.
  • Coniuge ed entrambi i genitori (in assenza di figli, fratelli o sorelle del de cuius): 2/3 spettano al coniuge e 1/3 si divide in parti uguali tra i genitori, ossia 1/6 a ciascuno. Al coniuge viene riconosciuto anche il diritto di abitazione nella casa familiare.
  • Coniuge e un solo genitore (in assenza di figli, fratelli o sorelle del de cuius): 2/3 spettano al coniuge e 1/3 al genitore del de cuius. Al coniuge viene riconosciuto anche il diritto di abitazione nella casa familiare.
  • Coniuge, genitori o altri ascendenti e fratelli o sorelle (in mancanza di figli del de cuius): 2/3 vanno sempre al coniuge, 1/12 ai fratelli e sorelle da dividersi in parti uguali, i rimanenti 3/12 ai genitori o altri ascendenti. Al coniuge viene riconosciuto anche il diritto di abitazione nella casa familiare.
  • Coniuge putativo: a) quando il matrimonio è stato dichiarato nullo dopo la morte di uno dei coniugi e quello superstite viene riconosciuto in buona fede, la legge prevede la stessa quota attribuita al coniuge non putativo secondo quanto sopra esposto; b) quando la persona della cui eredità si tratta è legata da valido matrimonio al momento della morte, il coniuge putativo è escluso dalla successione.
  • Coniuge separato: a) al coniuge separato a cui non è stata addebitata la separazione, con sentenza passata in giudicato, spetta la stessa quota che spetta al coniuge non separato; b) al coniuge separato a cui sia stata addebitata la separazione, con sentenza passata in giudicato, spetta un assegno vitalizio, se al momento dell' apertura della successione (data di morte del de cuius) godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto. In questo caso l' assegno è commisurato in base alle sostanze ereditarie e alla qualità e numero degli eredi legittimi, che non può superiore a quello che percepiva prima della morte del coniuge. Stessa disposizione si applica nel caso in cui la separazione sia stata addebitata ad entrambi i coniugi.
  • Coniuge divorziato: non ha diritto all' eredità. Se il coniuge divorziato superstite è titolare di assegno periodico, il tribunale gli assegna una quota della pensione di reversibilità, proporzionata al periodo di durata del matrimonio.
  • Figlio e nipote (figlio di erede premorto): l'eredità si divide in parti uguali tra il figlio del de cuius ed il nipote che rappresenta il padre premorto.
  • Figli non riconosciuti dal de cuius (quando essi hanno diritto al mantenimento, all'istruzione e all'educazione ai sensi dell' art. 279 cod.civ.): gli spetta l'assegno vitalizio pari all' ammontare della rendita calcolata sulla quota di eredità alla quale avrebbero diritto se fossero stati riconosciuti.
  • Padre e madre (senza coniuge, figli, fratelli e sorelle o loro discendenti del de cuius): l'eredità si divide in parti uguali tra il padre e la madre.
  • Solo genitore (senza coniuge, figli, fratelli e sorelle o loro discendenti del de cuius): l'eredità spetta interamente al genitore.
  • Nonni e bisnonni (senza coniuge, figli, fratelli e sorelle o loro discendenti del de cuius): l'eredità spetta interamente ai nonni superstiti.
  • Fratelli e sorelle (senza coniuge, figli, genitori, ascendenti del de cuius): l'eredità si divide in parti uguali tra tutti i fratelli.
  • Fratelli, sorelle e genitori (senza coniuge e figli del de cuius): l'eredità si devolve metà ai genitori da dividersi in due parti uguali e l' altra metà andrà ai fratelli da dividersi sempre in parti uguali.
  • Parenti oltre il sesto grado: l'eredità si devolve interamente allo Stato.
OBBLIGHI FISCALI
Gli obblighi fiscali inerenti la successione ereditaria vengono assolti tramite la presentazione della c.d. "dichiarazione di successione". Questo è un'adempimento di parte utile soltanto ai fini fiscali: la normativa vigente non obbliga a rivolgersi esclusivamente presso un notaio per tali incombenze, ma è possibile rivogersi a qualsiasi professionista abilitato (clicca qui e prenota online 24h su 24h un appuntamento per fare la dichiarazione di successione).
La dichiarazione di successione non attribuisce tout court lo status di erede, perchè ha la sola funzione di portare a conoscenza dell’Agenzia delle Entrate i dati di fatto necessari per la riscossione dei tributi. In ogni caso per poter entrare in possesso delle somme appartenute al defunto, depositi, titoli e altre forme di investimento, è necessaria la presentazione della dichiarazione di successione e la domanda di voltura catastale per gli immobili. Per poter effettuare la vendita degli immobili ereditati, invece, la dichiarazione di successione e la voltura catastale non sono sufficienti ma occorre anche la dichiarazione di accettazione, in quanto l’atto va trascritto nei registri immobiliari. L’accettazione può essere effettuata anche al momento del rogito con una dichiarazione ad hoc che viene rilasciata al notaio da tutti gli eredi-venditori. Quindi anche chi ha presentato la dichiarazione di successione, se non è entrato materialmente in possesso dei beni del defunto con volontà implicita ad accettarli, mantiene comunque il diritto di rinunciare successivamente all’eredità.
Sono obbligati a presentare la dichiarazione di successione:
  • i chiamati all'eredità (per legge o per testamento, anche se non hanno ancora accettato l’eredità, purché non vi abbiano espressamente rinunziato) e i legatari, ovvero i loro rappresentanti legali;
  • gli immessi nel possesso dei beni, in caso di assenza del defunto o di dichiarazione di morte presunta;
  • gli amministratori dell’eredità;
  • i curatori delle eredità giacenti;
  • gli esecutori testamentari;
  • i trust.
Se più persone sono obbligate alla presentazione della dichiarazione è sufficiente presentarne soltanto una.
Non c'è obbligo di presentare la dichiarazione se l'eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto e l'attivo ereditario è inferiore a un certo un valore (verificare presso l'Agenzia delle Entrate la norma vigente) e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari. Queste condizioni possono venire a mancare per effetto di sopravvenienze ereditarie.
Non è obbligatorio presentare la dichiarazione di successione anche in caso di rinuncia all’eredità, se la rinuncia viene fatta entro un anno ossia entro il termine di scadenza dell’obbligo di presentazione della dichiarazione. Per essere esonerati dalla presentazione della dichiarazione di successione per rinuncia all’eredità, quando non ci sono altri eredi, occorre inviare una copia della rinuncia, per raccomandata, all’Agenzia delle entrate competente, ossia a quello di riferimento in base all’ultimo domicilio del defunto. Quando la dichiarazione è presentata dagli altri eredi deve essere precisato anche il nominativo di coloro che hanno rinunciato e, quindi, non occorre alcuna comunicazione specifica all’Agenzia delle entrate.
Gli eredi e i legatari che hanno presentato la dichiarazione di successione in cui sono indicati beni immobili sono esonerati dall’obbligo della dichiarazione ai fini dell'imposta municipale unica (IMU). Spetta, infatti, agli uffici dell’Agenzia delle Entrate, competenti a ricevere la dichiarazione di successione, trasmetterne copia a ciascun Comune in cui sono ubicati gli immobili. Gli eredi sono tenuti però a versare i tributi locali richiesti fino alla data del decesso; per il periodo successivo devono provvedere al pagamento in nome proprio, secondo le quote spettanti. Per la tassa sui rifiuti gli eredi possono presentare richiesta di cessazione entro il 30 giugno dell'anno successivo al decesso del titolare, ma per far scattare l'esenzione dal pagamento devono verificarsi determinati presupposti, tra cui quello che l'immobile sia privo di mobili e con utenze staccate.
La dichiarazione deve essere presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione che coincide, generalmente, con la data del decesso del contribuente. Quando tra gli eredi sono presenti minori di anni 18, è obbligatoria l'accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario, e si può presentare la dichiarazione di successione fino al compimento del diciannovesimo anno di età del minore, senza incorrere in sanzioni se viene superato il termine di 12 mesi. È necessario compilare l’apposito modello ministeriale e successivamente presentarlo all’ufficio nella cui circoscrizione era fissata l’ultimo domiciio residenza del defunto. Se si utilizza un modello differente, la dichiarazione è nulla. Entro 30 giorni dalla presentazione della dichiarazione di successione è necessario presentare la richiesta di voltura degli eventuali immobili compresi nell'eredità.
L'IMPOSTA DI SUCCESSIONE
L’imposta sulle successioni si applica sulla singola quota trasferita all’erede o al singolo legato, ossia al singolo soggetto legatario individuato dal de cuius, ai trasferimenti di beni e diritti per causa di morte ma anche a seguito di semplice costituzione di un erede o di un legato. L'applicazione dell’imposta sulle successioni sembrerebbe facile, ma il legislatore ha previsto anche delle detrazioni ed esclusioni dall’attivo ereditario in modo tale da attenuare il carico fiscale.
L’attivo ereditario è composto dalla somma dei seguenti beni e valori:
  • beni immobili e diritti reali immobiliari;
  • aziende, navi e aeromobili;
  • conti correnti, azioni e obbligazioni, altri titoli, quote sociali;
  • rendite e pensioni;
  • crediti.
Altri beni come denaro, gioielli e mobili, sono calcolati per un importo pari al 10% del valore globale netto imponibile dell’asse ereditario, anche se non dichiarati o dichiarati per un importo minore, salvo che da inventario analitico risulti l’esistenza per un importo diverso.
Le passività deducibili dall’asse ereditario sono costituite dai debiti del defunto esistenti alla data di apertura della successione, dalle spese mediche e funerarie. Sono altresì deducibili le eventuali imposte pagate ad uno stato estero in dipendenza della stessa successione.
Non sono sottoposti a tassazione, ossia non rientrano nell’attivo ereditario, i Bot e CCt oppure altri titoli di stato similari che già scontano la tassazione al momento del realizzo, e i beni ricompresi nell’articolo 12 comma 1, lettere h) e i), dello stesso Dlgs sulla successione. Inoltre sono esclusi dall’asse ereditario i crediti derivanti da eventuali vendite di beni o diritti effettuati nei 6 mesi precedenti alla morte del defunto, i beni acquistati con queste somme oppure somme di denaro sempre provenienti dagli ultimi sei mesi, ma utilizzate nel pagamento di debiti sorti prima dei sei mesi.
Non rientrano nell'asse ereditario gli autoveicoli o motoveicoli del de cucius, le assicurazioni sulla vita, che scontano l’imposta al momento del pagamento del premio eventuali somme corrisposte a titolo di indennizzi; le erogaizoni liberali o donazioni effettuate nei confronti di onlus, associazioni di volontariato ed enti pubblici e tutti gli altri soggetti ricompresi agli ultimi commi dell'articolo 10 del Tuir. Non si applica l’imposta di registro neanche per i beni posseduti all’estero da parte di soggetto residente all’estero in quanto prevale il principio del locus rei facta secondo cui si tassa l’immobile nel poste ove risiede.
I soggetti obbligati al pagamento dell’imposta sulle successioni sono gli eredi, che sono responsabili solidalmente al pagamento dell’imposta nell’ammontare complessivamente dovuto e dai legatari, seppur limitatamente al singolo legato ricevuto. Questo significa che quando un erede si fa carico dell’intero pagamento dell’imposta avrà il potere di rifarsi esercitando il diritto di rivalsa nei confronti degli altri eredi che si sono resi inadempienti, e fino a quando uno degli eredi non ha esplicitamente rinunziato all’eredità sarà considerato dal fisco come soggetto obbligato, al pari degli altri, al pagamento dell’imposta.
Il calcolo e la liquidazione dei tributi sono fatti direttamente dall’Agenzia ed eventuali errori si possono correggere entro due anni dalla data di pagamento delle imposte di successione. Il calcolo delle imposte avverrà contestualmente dopo la presentazione della denuncia di successione. Una volta presentata la dichiarazione all’Agenzia delle Entrate, questa determinerà l’imposta dovuta notificando poi all’indirizzo un avviso di liquidazione contenente le somme da pagare e le modalità di pagamento.
Quando nell’attivo ereditario sono presenti immobili, prima di presentare la dichiarazione di successione occorre autoliquidare l'imposta ipotecaria, catastale, di bollo, i tributi speciali (es. i diritti di segreteria, i tributi per copie di certificati, etc..) e i tributi speciali catastali (es. i tributi per certificati, copie ed estratti degli atti, degli elaborati catastali, etc...).
MODALITA' DI PRESENTAZIONE DELLA DICHIARAZIONE DI SUCCESSIONE E PAGAMENTO DELLE IMPOSTE
A decorrere dall'anno 2017 è entrata in vigore la trasmissione della dichiarazione di successione con procedura telematica (online). A decorrere dal 01.01.2019 è obbligatorio presentare la dichiarazione di successione esclusivamente con procedura telematica. Invece per le successioni aperte prima del 3 ottobre 2006 e le dichiarazioni sostitutive di successione già presentate con il vecchio modello 4, la dichiarazione dovrà essere presentata utilizzando la precedente modulistica cartacea. In via straordinaria, il modello di successione può essere presentato in modalità cartacea all'Agenzia delle Entrate, tramite raccomandata o altro mezzo equipollente che ne attesti la certezza della data di spedizione, soltanto se i contribuenti obbligati all'adempimento sono residenti all'estero e sono impossibilitati a rendere la dichiarazione per via telematica. In tal caso, per l'invio della dichiarazione fa fede la data in cui l'ufficio postale riceve in consegna il documento.
Pertanto con le nuove disposizioni la nuova procedura per  la presentazione della dichiarazione di successione si effettua accedendo esclusivamente ai servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate:
- direttamente se si possiedono le credenziali di accesso Fisconline o Entratel;
- tramite intermediario abilitato;
- ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate competente per la lavorazione.
Con la nuova procedura online anche le imposte ipotecarie e catastali sono pagate direttamente online, tramite addebito in conto corrente, del dichiarante o dell'intermediario. Effettuato il pagamento il sistema rilascerà una ricevuta attestante l'avvenuto versamento delle somme dovute.
Nel solo caso in cui, invece, il dichiarante per presentare la dichiarazione di successione si rivolga al servizio dell’ufficio territoriale competente dell’Agenzia delle Entrate le relative tasse saranno versate tramite il nuovo modello F24.
REGOLE E ADEMPIMENTI FISCALI PER LE SUCCESSIONI IN AMBITO INTERNAZIONALE
In generale la legge italiana prevede che l’imposta sulle successioni si applica su base mondiale e, dunque, su tutti i beni e diritti “ancorché esistenti all’estero” se il de cuius, alla data del decesso, è residente fiscalmente in Italia, oppure su base territoriale e quindi sui soli beni e diritti esistenti nel territorio dello Stato se il de cuius, alla data del decesso, non è residente fiscalmente in Italia.
Le vigenti norme, però, stabiliscono anche una presunzione assoluta di localizzazione in Italia per un elenco tassativo di beni e diritti, da considerarsi “in ogni caso esistenti nello Stato”.
Si parla invece di successione internazionale quando vi sono coinvolti più Paesi. Le norme italiane che regolano i conflitti internazionali sono contenuti nella  Legge n. 218/1995 che convive con il Regolamento (UE) n. 650/2012. Questo Regolamento si applica a tutti i paesi dell’UE per le persone decedute dopo il 17 agosto 2015, ad eccezione del Regno Unito, Irlanda e  Danimarca.
Il Regolamento europeo prevede come criterio di collegamento generale ai fini della determinazione sia della competenza che della legge applicabile la residenza abituale del defunto al momento della morte, e introduce anche il Certificato successorio europeo (ECS). Si tratta di un documento unico per tutti gli stati che può essere utilizzato da eredi, legatari, esecutori testamentari e amministratori di patrimoni al fine di provare il loro status e di esercitare i diritti e i poteri previsti dalla legge in altri Stati membri. Una volta emesso l’ECS è riconosciuto automaticamente senza nessun’altra procedura di riconoscimento.
La successione internazionale implica un’analisi approfondita delle norme applicate dagli stati coinvolti, perchè le Leggi delle varie nazioni sono spesso in conflitto tra loro. In particolare per gli obblighi fiscali e il pagamento delle imposte occorre dunque verificare la singola fattispecie e capire quale sia la procedura applicabile.
L’analisi deve essere effettuata tenendo presente l’ambito territoriale per l'appicazione dell’imposta di successione, per il quale devono essere tassati tutti i beni trasferiti, compresi quelli situati all’estero qualora il de cuius sia residente fiscalmente nello Stato al momento del decesso, e questo indipendentemente dalla sua cittadinanza. Al contrario, invece, l’imposta di successione è limitata ai beni esistenti in Italia nel caso in cui il dante causa risieda fiscalmente all’estero.
Per la esatta determinazione delle imposte dovute e degli adempimenti fiscali da porre in essere è opportuno verificare se l’Italia ha eventualmente stipulato una convenzione contro la doppia imposizione in materia di imposta di successione con lo Stato di residenza del defunto.
Pertanto in caso di successioni in ambito internazionale è sconsigliato fare la dichiarazione di successione senza l'assistenza di un professionista, perchè le regole cambiano secondo la singola fattispecie.

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